Life
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Il nonno e la pasta e fagioli

Strage di Bologna

Ci sono certi sapori, certi profumi che sono imprescindibilmente legati ai ricordi. Insomma se senti un profumo o mandi giù un certo boccone, la testa vola altrove e in un  altro momento della tua vita.

Il nonno, il padre di mio padre, aveva le sue grandi passioni.

La prima era sua moglie. Purtroppo lo aveva lasciato troppo presto e ogni giorno una lacrima scendeva per ricordargli quanto lei gli mancasse.

La seconda era la bicicletta. Era stato un ciclista lui. Aveva corso persino con Girardengo, mito con il quale ebbe un incontro un po’ turbolento, ma questa è un’altra storia.

La terza era la sambuca. Ogni occasione era buona per portargliela in regalo.

E poi c’era la pasta e fagioli. Non importava che stagione fosse. Anche se fuori c’erano 40° era obbligatorio sedersi a tavola tutti insieme e mangiare un bel piatto di pasta e fagioli.  Lui, il nonno, che per la cronaca si chiamava Alessandro,  sedeva al suo posto a capotavola accanto alla finestra, sulla sua sedia di vimini, dalla quale controllava il cancello e il viale verso casa, e proprio in prossimità della tv.  Dalla finestra aveva in mano tutto lo scorrere della vita intorno a sè, con  la tv era sempre in prima fila per conoscere i fatti del mondo.

C’era pasta e fagioli anche quel 2 agosto del 1980. Inizio delle ferie estive per tutti gli adulti della tavolata. Eravamo tanti quel giorno a pranzo dal nonno. Bambini e grandi e la gatta Margherita che vagava sotto la tavola.  Ma poi “un po’ di silenzio, inizia il telegiornale!”

Non c’era internet e nemmeno le edizioni straordinarie, ma solo il tg delle 13.30 e delle 20.00, i fatti della Terra erano concentrati tutti in quei due momenti della giornata.  E fu così che il tg non si aprì con il consueto resoconto della chiusura delle fabbriche per le ferie e le meritate vacanze degli italiani, ma con la voce concitata del giornalista.  Era scoppiata una bomba in stazione a Bologna. C’era fumo, feriti e morti, altro che vacanze.

A tavola era sceso il silenzio e la paura. Io, piccola com’ero, mi chiedevo chi avesse potuto fare questo. Potevo ancora prendere il treno? c’erano le bombe nelle stazioni?

Anni dopo, a causa del guasto del treno sul quale viaggiavo, mi sono ritrovata a dover passare due ore nella sala d’attesa della stazione ferroviaria di Bologna. Quella stessa sala d’attesa dove era scoppiata la bomba che aveva provocato la strage di Bologna. Ero circondata da targhe e dalla lista dei nomi delle 85 vittime di quell’ordigno.

Erano passati degli anni, ma per un attimo ho rivissuto esattamente lo stesso senso di inquietudine e di incredulità che avevo provato quel 2 agosto del 1980.

Ancora oggi il sapore della pasta e fagioli risveglia ricordi dolci e tristi insieme, mi fa pensare al nonno Alessandro e a quel giorno che cambiò la vita di tante persone.

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