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Giappone: la vivacità di Osaka

Dopo la tranquillità di Miyajima, il nostro viaggio in Giappone è proseguito a Osaka. Terza città del Giappone per grandezza e numero di abitanti, Osaka ci ha rivelato immediatamente la sua natura di città vivace e anticonformista.

Per cominciare arrivati alla stazione di Osaka ci siamo persi fra i vari piani e una volta risaliti in superficie ci siamo messi alla ricerca del nostro hotel che, naturalmente, non aveva insegne con lettere latine. Appena ci hanno visto con lo sguardo all’insù, intenti a fare il confronto tra i kanji scritti sulla prenotazione e quelli sugli alberghi che man mano passavamo, alcuni signori sono corsi in nostro aiuto. Uno di loro ci ha addirittura accompagnato fino all’ingresso dell’hotel, raccontandoci dei suoi viaggi in Europa. Davvero strano per un giapponese aprirsi così tanto con degli sconosciuti.

  
 Ma Osaka è così. Viva, allegra, con le sue ragazze vestite come parigine che pranzano nei vari bistrot della città. Qui l’amore per la Francia dei giapponesi si nota molto.

Si mangia bene ad Osaka. È nota infatti come la “cucina” del Giappone. Le vetrine dei caffè mostrano prelibatezze tipiche della patisserie francese, non solo belle da vedere, ma deliziose per il palato. Si sa, i giapponesi sono dei grandi imitatori, ma tendono a superare i loro maestri.

Nei nostri tre giorni a Osaka ci siamo continuati a perdere in stazione, ma non è stato un male. Sotto, al livello della metropolitana, c’è un’altra città con negozi e ristoranti e persone che passeggiano.

La nostra prima tappa è stata la visita al castello di Osaka, circondato dai suoi famosi giardini, oasi di tranquillità nel caos della metropoli. Si salgono i diversi piani del castello dove si narra la sua lunga storia. Costruito nel XVI secolo dal famoso “Signore della Guerra” Toyotomi Hideyoshi, fu in seguito distrutto da un incendio, ma poi ricostruito.

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Dal terrazzo si può ammirare il panorama della città.

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Anche ad Osaka ci siamo deliziati con la cucina locale. Abbiamo gustato un ramen da leccarsi i baffi in un localino poco distante dall’hotel, tanto da tornarci una seconda volta. Ma il pezzo forte è stata una izakaya a Namba dove i camerieri facevano la conta per chi dovesse servirci. Il loro inglese non era un granché, ma la loro gentilezza ha reso la nostra cena superlativa. Abbiamo preso okonomiyaki e carne.

  
  
Sulle pareti della izakaya c’erano delle particolari locandine.

 Alcune erano manifesti della Yakuza.

 Namba è un quartiere da non perdere. Qui tra grattacieli ed insegne luminose scorre la vita degli abitanti di Osaka.

Ad Osaka abbiamo trascorso del tempo con la mia vecchia amica Tomoko che ci ha portato in giro per le gallerie di Shinsaibashi, dove lo shopping è d’obbligo.

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 A chi non soffre di vertigini come me vale la pena andare al Floating Garden, una modernissima costruzione alta 173 metri dalla quale ammirare Osaka. Il problema sono le scale mobili e l’ascensore interamente in vetro che a me lasciano letteralmente senza fiato. Anche i giochi di luce all’esterno non sono male.

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Lasciamo Osaka per immergerci nella tradizione shintoista. Si parte verso Ise.

 

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3 Comments

  1. Sono una ragazza giapponese che abita a genova ma quando sono stata a casa in Giappone, anch’io ho fatto una foto proprio uguale!!!

      • Grazie Simona! mi fa molto piacere 🙂 sono contentissima di aver scoperto che a molti italiani interessa il mio paese come a noi piace tanto l’Italia!!!

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