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Giappone: la spiritualità di Ise

Dopo la vivacità di Osaka, il nostro viaggio è ripreso alla volta di una località non molto battuta dal turismo non giapponese. La nostra nuova meta alla scoperta del Giappone è stata Ise.

La cittadina di per se non ha nulla di particolarmente attraente. Ise è famosa per il suo Grande Santuario. Si tratta di un gruppo di santuari Shintoisti costruiti in onore della dea Amaterasu Omikami. Amaterasu, come viene familiarmente chiamata, è la dea del sole e si dice che direttamente da lei discenda la famiglia imperiale.

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I santuari, che sono circa un centinaio, si sviluppano in due diversi villaggi, distanti circa 6 km l’uno dall’altro. Si pensa che siano stati costruiti durante il regno dell’imperatore Suinin. Questa storia però sa di leggenda ed i più attribuiscono la nascita del santuario di Ise all’anno 690.

Questo potrebbe far pensare di trovarsi di fronte a delle vere antichità, ma non è affatto così. La particolarità di questi santuari è che sono sempre nuovi, vengono infatti smantellati e ricostruiti ogni 20 anni. Un po’ deludente per chi ama visitare siti archeologici.

IMG_2356Il santuario di Ise è noto anche per custodire al suo interno il Sacro Specchio che raffigura la dea Amaterasu. Purtroppo la visione di questa meraviglia non è permessa ai pellegrini.

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La bellezza di questo santuario è dovuta alla sua ambientazione. Si sviluppa infatti all’interno del Parco di Ise-Shima, all’interno del quale, oltre alla rigogliosa vegetazione, si possono vedere gli scogli sacri dello  Shintoismo, Meoto Iwa, e il Saiku, l’antica residenza della sacerdotessa, risalente all’epoca Heian.

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Se amate passeggiare tra i boschi e godere della spiritualità giapponese, Ise vale bene una giornata.

Noi ricorderemo per sempre un episodio accaduto la sera del nostro arrivo. Dopo aver chiesto alla reception dell’hotel dove poter mangiare, ci siamo incamminati seguendo le indicazioni stradali forniteci.

In questa piccola città sono poche le informazioni scritte in lettere latine e, dopo esserci persi, siamo arrivati di fronte ad un piccolo locale tutto rivestito in legno con la scritta Bistrot.

Il locale era molto carino, pochi tavoli, ma molto curato. Al nostro arrivo ci accoglie una ragazza e ci fa accomodare. Ritorna poco dopo con un menù in lingua giapponese e naturalmente senza figure. Le chiediamo la versione inglese, ma non la hanno e lei non sembra conoscere altro se non il giapponese.

Decidiamo di fare una cena a sorpresa, le chiediamo le “specialità della casa” e lei cerca di aiutarci con un disegnino. Sul foglio raffigura una mucca ed un pesce. Decidiamo per la carne.

È stata la cena al buio piu deliziosa che io abbia mai fatto, completata da un buonissimo tiramisu al tè matcha.

Quando ha visto che eravamo soddisfatti, la ragazza si è fatta coraggio ed ha tirato fuori quelle poche frasi che sapeva di inglese. Quando ha saputo che eravamo italiani, ci ha raccontato che uno dei cuochi era proprio in Italia per fare un corso di cucina.

Il viaggio sta per finire. Si torna a Tokyo.

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