Life, Travel
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A Londra con Viola

E così è arrivato il momento di “scartare” il mio terzo regalo di compleanno. Armati di forza e tanto coraggio siamo partiti per Londra.

Bagagli ridotti al minimo per favorire tutto il necessaire di Viola: vestiti, pigiami, body, calze, pannolini, creme per il freddo, creme per il sederino, cappelli, sciarpe, sacco mummificatore antifreddo per il passeggino, giochini e libriccinie qualche pappa pronta perché nonsi sa mai. Tutto disposto ad incastro perfetto per entrare in un trolley da 15 kg.

No, non me ne sono dimenticata, c’era anche la borsa dei medicinali. In un anno ho imparato che quando esci con un bambino devi girare con la cassetta di primo soccorso: Tachipirina gocce, Tachipirina supposte, gocce per la diarrea, perle per la stitichezza, sciroppo per la tosse, spray per la gola, collirio, gocce nasali, termometro.Stavolta abbiamo portato anche la macchina per fare l’aerosol. Sto soppesando l’idea di comprare anche uno stetoscopio, così il kit è completo.

Tutto pronto per partire, ma l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. A ventiquattro ore dalla partenza Viola ha cominciato a tossire e starnutire: temperatura 37.6

Dopo gli inevitabili pensieri negativi rivolti al cielo, abbiamo soppesato la gravità della situazione e dopo aver agito di Tachipirina abbiamo deciso di comportarci da vera famiglia danese: siamo partiti.

Giorno 1

Volo tranquillo, Viola ha dormito per la gran parte del tempo e per il resto ha sgranocchiato biscottini. All’atterraggio la temperatura londinese era di -2° con annessa pioggerellina ghiacciata. Il tempo di sgranocchiare qualcosa all’aeroporto e ci siamo rimessi in viaggio verso Hammersmith, dove stavolta abbiamo preso un appartamento.

La piccola viaggiatrice è stata impeccabile sia sul bus che sulla Tube. Ma appena siamo arrivati a casa la sua trasformazione era completa. Capricci, pianti, urli, tutte le sue capacità espressive di insofferenza sono state messe in campo. C’era anche da capirla. Con il volo (lo so questa descrizione fa schifo, ma tant’è) il muco si è annidato nelle orecchie provocandole un fastidio non da poco.

Allontanati per il pomeriggio i propositi di passeggiare, vai di Aerosol e giochini per riportare la calma. Tra un gioco e l’altro ho preso la via di fuga per un giro in solitaria per le vie di Hammersmith. Da Sainsbury mi sono assicurata la nostra cena a base di zuppa della Covent Garden Soup (che adoro) e formaggio Cheddar. Più british di così!


Giorno 2 

Notte impegnativa, Viola si è lamentata parecchio. Oltre al raffreddore ha deciso che è il momento giusto per far uscire tutti insieme quattro denti nell’arcata inferiore. Noi sembriamo appena tornati da un rave party, ma senza il ricordo del divertimento.

Gambe in spalla e passeggino alla mamma cominciamo il nostro tour. Questa volta faremo un giro di Londra a misura di bambino. Mi sono dovuta documentare perché in tutta la mia vita a Londra non ho mai frequentato posti baby friendly. Con la comoda Piccadilly line siamo arrivati a Piccadilly Circus, inaspettatamente privo di colore.

 Fino al prossimo autunno gli schermi pubblicitari di Piccadilly Circus saranno spenti per la loro sostituzione. In effetti fa proprio uno strano effetto.

Prima tappa da M&M’s. Il profumo delle famose praline si sente già per strada. Tre piani di dolciumi e gadget supercolorati e vetrine a tema San Valentino. Viola naturalmente non ha molto gradito non essendo ancora (per molto tempo) mangiatrice  di dolciumi. 

Seconda tappa nel negozio di fronte, andiamo alla Lego. Il regno del mattoncino è qui. Un paio di ore sono letteralmente volate grazie alle costruzioni messe a disposizione dei bambini e che hanno impegnato Viola per un bel po’. 


Giusto fino al momento del pranzo con arrosto misto e gammon.

Una volta rifocillati abbiamo continuato per Leicester Square per poi giungere a Covent Garden. 


Viola è rimasta incantata dalle cantanti liriche che si esibiscono all’interno del mercato. Poi un salto alla Neil’s Yard che con i suoi colori è sempre un bel vedere


poi Chinatown addobbata a festa per l’imminente Capodanno cinese


Sono, Carnaby Street, Liberty e verso Regent Street alla ricerca di Hamleys.


Hamleys è il negozio di giocattoli più grande del mondo con i suoi sette piani. Viola si è divertita a guardare uno spettacolo di burattini e ad abbracciare tutti gli animali di peluche che incontrava. Poi ha scelto col suo ditino alcuni libriccini di Peppa Pig. E intanto un’altra giornata è volata.

Giorno 3

Notte quasi come la precedente, secondo rave party per noi, di quelli che la mattina dopo ti rendi conto di aver esagerato. Le mie occhiaie arrivano in Australia, ma oggi c’è anche un po’ di sole e dopo la sosta d’obbligo a Starbucks siamo partiti per King’s Cross Station, destinazione binario 9 e 3/4. In effetti a Viola non interessa ancora nulla di Harry Potter, ma a me sì.


Consiglio: mai andare al binario  9 e 3/4 di sabato in tarda mattinata, meglio, potendo, sfruttare gli altri giorni della settimana. La fila per fare la foto era lunghissima e nel negozio non c’era neppure lo spazio per camminare. 


Sono riuscita a comprare la bacchetta del Professor  Dumbledore per mio nipote Niccolò, un biglietto di sola andata per Hogwarts e un portachiavi con la quidditch cup per me.

Compiuta la missione, abbiamo deviato verso London Bridge.


 Passeggiata al Borough Market dove ho bevuto un centrifugato da urlo, poi More London, the Shard


il Tamigi e Tower of London. Fish&chips da leccarsi i baffi per pranzo


 e passeggiata a Westminster, London Eye. 


Fine serata d’obbligo a Wimbledon. La mia Wimbledon e poi verso casa.

Giorno 4

Ultimo giorno a Londra. Giusto il tempo di un English breakfast al pub e poi è ora di andare all’aeroporto. 


Ma, si sa, le cose non vanno mai come devono andare. L’autobus per l’aeroporto ci parte davanti agli occhi e dobbiamo aspettare un’ora per il successivo. Nella fretta di caricare nel bagagliaio valigie e passeggino perdiamo il ciuccio di Viola. Questo significa che il viaggio in bus è il remake di Nightmare.

All’aeroporto è una corsa contro il tempo, stanno già imbarcando e noi siamo al check-in. Qualcuno si commuove e ci fa passare alla fila business. Comincia la corsa verso il gate, mi fermo giusto a comprare altri due ciucci e siamo sull’aereo. Finalmente. Si parte, Viola non è molto soddisfatta dei suoi nuovi ciucci, ma si accontenta e il volo va liscio.

In tutto questo mi rendo conto che è la prima volta che vado a Londra e non faccio shopping. Niente Topshop, Oxford Street, Notting Hill e Tate Modern, per non parlare della seratina jazz a Camden Town. Londra aspettami, sto per tornare.

P.S. By the way una volta rientrati a casa, ho trovato il ciuccio, lo avevamo avuto tutto il tempo sotto il naso.

 

 

 

 

 

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3 Comments

  1. Ma almeno siete partiti (e tornati)! 🙂
    Tipo che mio fratello e sua moglie non si muovono (se non per soggiorni lunghi ed entro i confini) da quando è nato il primo figlio.
    Ok, loro sono anche una caso disperato, ma è bello vedere che c’è chi ci riesce 😀
    Mchan
    Ps: volevano andare a Londra, ma non ti dico cosa volevano visitare che è meglio che non sono partiti per nulla.

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